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giovedì, 31 luglio 2008
Il tempo è uno spazio indefinito
è una sottile inesorabile caduta nelle ore dei minuti
che durano troppo
che durano troppo poco.
Il tempo ci infligge quotidiane perseveranti occasioni
disillusioni illusioni contrasti e infinitesimali inanità
che col tempo
grazie a lui, diventano importanti.
Il tempo è una costante universale
ma può cambiare nelle mani
tra le dita giuste , dita ingarbugliate
districabili dita di un destino diverso.
Io non ho tempo
forse per questo ne parlo
forse per questo mi ossessiono la mente
e tutti gli specchi che mi girano intorno.
Non c'è atomo di me che non lo sappia.
Non c'è un singolo secondo in cui la preghiera
verso il tempo migliore, verso il tempo dell'equinozio
non dipinga il mio tempo, come un pendolo dall’ala blu di Chagall.
domenica, 18 maggio 2008
L'eco de tuoi passi
il ticchettio delle vetrine sognanti
rumori elegiaci persi in piccole gocce, viziati da quella via
che porta tra le strade di tutta la gente,
tra i discorsi di più e più lingue.
Ci siamo arrampicati anche li
dalle pietre alle luci
dalle stanze dei salotti di Roma
fino ai suoi archi negli occhi.
Immagina questa via
Immagina e immagina ancora
cosa significa....
- immagina che qui
si immagina tutto -

martedì, 15 aprile 2008

Vieni come l’inadeguatezza di queste parole
umili e proterve che ardono dividendo la notte.
Vieni come uno dei madrigali di Lorca
con sguardo andaluso e passo di alba.
Vieni per come nessuno ci insegna,
- sinfonico - su arie di incommensurabile lirica.
Vieni così indugiando
osando l’eterno, ma
Vieni da Ranuncolo d’Amore primaverile
in punta di stelo e puntuale sull’imbrunire.
Vieni dalle Rue de Parìs
che non hai ancora mostrato ad umani,
Vieni da lì, soltanto da lì t’amerò.
Vieni con talloni e speroni dunque,
non in sottili silenzi di luna.
Vieni come Passione estenuante
in cerca di me o dei mie porti nascosti.
Vieni perché c’è un solo fato vestito
di un duplice destino,
- che la Morte o l’Amore ,
abbia i tuoi occhi -
domenica, 16 marzo 2008

Parlami
con i tuoi occhi scintillanti
i tuoi occhi stellari.
Parlami di quando una
delle tue lune di argento
si sposò con la notte nell'acqua,
di quando è esistito un regno di due soli gemelli
e di un sacchetto di biglie.
Parlami del tenero sapore che illumina
la voce degli Amanti
quando l’aurora bussa alle porte del giorno.
Parlami dell'assenza senza perdono
e gremiscila con musica
di Francia, d'Italia e d'Irlanda.
Sguinzaglia i violini
e vieni a cercarmi
nel Paese delle Betulle
dove si racconta ancora del Paradiso
che mai fu trovato.
Parlami di come le stagioni
arrivano e arriveranno
senza inverni di sale,
e dell'acqua del mare che useremo
per dipingere il più bello dei nostri mari.
Parlami dei pellegrinaggi nella memoria
e delle terre senza dimenticanza
tra le nuvole,
continua a parlarmi in francese, in italiano ed inglese.
Quadrangoli circolari di luce
ci daranno un rifugio nella nazione
dove la pazzia si usa come puro vestito
per dare un sorriso.
Portami dove le dita si arrendono
tra le dita
e che io continui ad essere
solo armonia
solo battito di battito
per un battito di Amore
e per il tuo unico
- Amore -
venerdì, 07 marzo 2008
Pioveva forte sulla grand-route 
Lei camminava senza ombrellin
Io ne avevo uno probabilmente rubato
la mattina stessa ad un amico.
Correndole allora incontro
le propongo un poco di riparo
Asciugando l'acqua del suo visino
Con aria molto dolce, lei mi dice “sì “.
Un piccolo angolo di ombrello
Contro un angolo di paradiso
Aveva un non so che di angelo
Un piccolo angolo di paradiso
Contro un angolo di ombrello
Scambio migliore mai non feci , pardi!
Strada facendo, fu dolce
udire a due il canto bello
Che l'acqua del cielo faceva sentire
Sul tetto del mio ombrello!
Avrei voluto vedere cadere la pioggia ,
come un diluvio senza fine,
Per custodirla, sotto il mio rifugio,
Quaranta giorni, quaranta notti.
Ma stupidamente, anche nel temporale
Le strade vanno verso paesi
Troppo Presto il suo capolinea arrivò
All'orizzonte della mia follia!
Ho lasciato che mi lasciasse
Dopo avermi detto molte grazie
Ed io l'ho vista, tutta piccola,
Partire allegramente, verso il mio oblio.
YANN TIERSEN
Le parapluie
è piovuto tutto il giorno
su strade sconosciute o forse sulla grande-route
mano nella mano
e un libro tra le dita
in alto il suono di un francese affascinato
e come coperta la notte
fino a sentirne il tuo respiro.
è così che mi rivedo
è così che ti rivedo
pupilla su pupilla
angolo di labbro su angolo di labbro
prima di dormire
prima che tutto
non abbia più una fine.
mercoledì, 27 febbraio 2008
Finestra dopo finestra, in mezzo a porte sospese
ti ho sognato, ti ho risvegliato.
Fino ai cancelli delle notti di'inverno
ho allevato e protetto il nostro incontro;
Fino ed oltre la cosmogonia dei pianeti celesti
con la loro incertezza
ho custodito il sentimento rubicondo
che non ha tempo
né tempo deve avere.
É solo luce tersa
non semplice Arcadia
non immane Babele da perseguire.
Recideremo il nodo gordiano
su tutti quei cieli
che ancora non ci è dato vedere;
visiteremo la terra dei venti
che in mezzo ai capelli, intrecciano mille pensieri.
Oltrepasseremo la notte
inventando parole prive di senso
per non farci scoprire,
guideremo gli sguardi, gli occhi e le ciglia
al di la del possibile, al di qua del reale.
Edificheremo città invisibili
cifrate da un nome rubizzo che porterà
rivoli di insana felicità tra i suoi vicoli
tra ricordi di una vita che passa e cammina con noi.
Non rimane poi molto,
rimane il punto, la linea, il volume dei mesi
delle stagioni che sommano nuove ere
di araldici gesti;
Nuove parole arriveranno da nord,
sentiremo talvolta il mondo ridursi
nel palmo delle nostre mani
ma sentiremo anche le invisibili presenze
condurci dove la perla della nostra Anima
sia al sicuro dalle coppe di vino.
L'aurora è appena iniziata
e di me e di te vuole conoscere ogni centesimo,
quando ancora le porte della notte si staranno chiudendo
le racconterò la musica
dove grande è il mio segreto.
Dalle altane del giorno
si apriranno orizzonti elegiaci,
custodi del peso di un' Anima d'amore
quel "sorso di cielo"
un Amore
mai visto.
sabato, 23 febbraio 2008
Non lasciarmi
Bisogna dimenticare
Tutto si può obliare
Chi fugge
Dimenticare il tempo
Dei malintesi
e il tempo perso
A sapere come
Dimenticare queste ore
E chi uccideva talvolta
A colpi di perché
Il cuore della felicità
Ne me quitte pas….
Io ti offrirò
Delle perle di pioggia
Venute da un paese
Dove non piove.
Scaverò la terra
Fin dopo la mia morte
Per coprire il tuo corpo
Di oro e di luce,
Farò un campo
Dove l'amore sarà re
Dove l'amore sarà legge
Dove tu sarai regina
Ne me quitte pas…..
Non lasciarmi
Ti inventerò
Delle parole insensate
Che comprenderai,
Ti parlerò
Di questi amanti
E di chi ha visto due volte
I loro cuori infiammarsi .
Ti racconterò
La storia di questo re
Morto per non aver
Potuto incontrarti
Ne me quitte pas…..
Si è visto spesso
Schizzare il fuoco
Di un vecchio vulcano
Che si credeva troppo vecchi
È ornava
Alcune terre bruciate
Dando più grano
Del migliore aprile,
E quando viene la sera
Affinché un cielo fiammeggi
Il rosso ed il nero
Si sposeranno
Ne me quitte pas….
Non lasciarmi
Non vado a piangere più
Non vado a parlare più
Mi nasconderò là
A guardarti
Danzare e sorridere
Ed ad ascoltarti
Cantare e poi ridere
Lasciami diventare
L'ombra della tua ombra
L'ombra della tua mano
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas.
[ Jacque Breil ]
mercoledì, 12 dicembre 2007
Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci diseguali
e mi dicessi "Amore mio,
ma che è successo?", sarebbe un pezzo
di teatro di successo.
Patrizia Cavalli
lunedì, 26 novembre 2007
Non ci sono né rocce scolpite di eterno,
né simboli che ci accompagnano in mezzo alle dita.
E' solo prima del rito
prima di una manifestazione di ogni volere
che qui io ti dico : - è lo stesso Amore mio -
E' come se già, tutto fosse avvenuto.
Ti considero tale.
Nell'epoca prima,
che ciò sia sempre pur detto..
sabato, 10 novembre 2007
Direbbe Wilde, che questo madrigale
è stato scritto da una farfalla per le farfalle…
Il madrigale che ai tuoi occhi canterei
Avrebbe l'umiltà e il sentimento
Che hanno i greggi nelle sere
Sopite e annuvolate dell'inverno.
La castità ignorata delle acque,
L'aroma del grano sotto il cielo
Profondo delle notti d'estate,
L'ingenuità pagana dell'incenso
E il profumo di una remota pioggia
Che giunge aggrovigliato col vento…
Come se la mia passione colma di notte
fosse splendente argento di specchio,
Come se la mia storia oscura e intensa
fosse presa da qualche fiaba.
I tuoi occhi, miniature dei laghi,
guardano come immersi in un sogno.
Sono raggi di luna alla mia penombra,
catene alle mie braccia e alla mia voce.
Ogni baleno delle tue pupille
apre un pozzo d'amore nel mio petto...
Spezzerò la mia passione contro una stella
davanti a te non posso che tacere,
mormorando il mio dolente madrigale
come un monaco che prega nel convento.
E così dovrò pregare finché non mi scenda
la pace nel cuore e la neve sui capelli.
Ma il mio amore per te
darà la sua rosa eterna con il tempo…
Per questo il madrigale che io vi canterei
avrebbe l'umiltà e il sentimento
che hanno i greggi nelle sere
sopite e annuvolate dell'inverno.
[ Federico Garcia Lorca ]
lunedì, 29 ottobre 2007

Lui ha sempre passeggiato tra i vicoli della neve
e le vie dell'alloro..
in mezzo a tutti quei palazzi nobiliari
in cui la storia si ripercorre dallo sguardo
fino al rilievo delle balaustre e dei balconi a petto d'oca
per le gonne delle signore barocche.
Lui ha sempre camminato lì
sempre scritto.. qui ..delle sue asperità
e dei suoi astri..
ma nessuno ancora lo aveva ritratto tra i suoi pensieri
ed i mille cappelli sopra una testa
con uno stile francese..
l'incedere di quegli occhi lo ha conquistato..
l' inimmaginabile desiderio che dal suo fianco
ascende fino all'incontro deciso.
Lui ha camminato durante le ore
e nella mano
o anche soltanto nell'aria che stava di fronte
alla distanza di un bacio
risiedeva la smisurata presenza
di chi aveva visto
il verde o l'azzurro che portava negl'occhi.
dardo scoccato di puro infinito
rimane sotteso.. come i cappelli
come il presente che aspetta
aspetta di generare
il nostro futuro.
mercoledì, 24 ottobre 2007

Ricordati di cosa sono fatto
di quei pensieri chiamati poesia
di quegli occhi che scavano radici fin dentro la terra del mare
di un mondo di nemesi e di antitesi,
- perseveranti - affossanti - disossanti -
Ricordati la forza continentale
di fiati, pelle, profumi, unguenti
che ripercorrono sentieri dal nord della tua fronte
al sud delle tue sensualissime gambe.
Ricordati che centinaia di piccolissime dita
sottese tra l'epoca dell'Anima
e la reincarnazione dei nostri corpi
sanno suonare melodie leggibili perfino a ritroso
Canoni Inversi di monumentale bellezza,
capaci di spezzettare la finitudine
in moltitudini di incanti,
cambiando e smembrando ciò che è
in ciò che non sarebbe
se solo non fosse ciò che per genesi è
e non può più non essere.
IN nome di questo,
cifra di ogni sillaba che pronunciata
diventa il tuo nome, ricordati :
- la pace giungerà dal mare lontano -
il tempo stesso e Crono in persona che ne governa i suoi giri
si piegheranno in favore nostro.
Nessun eco.. Nessun eco.. ingannerà l'avvenire,
virginea rinascerà dall'ora più silenziosa
la voce unisona, adamantina,
amica e amante,
che si chiama , AMORE.
lunedì, 24 settembre 2007
Non avrebbero saputo come parlarsi.
Non conoscevano la lingua della luce
stavano li - notte nella notte -
a sentirsi
ascoltarsi
in quel silenzio sacrale
che il punto di luce nasconde
e rivela soltanto alle ombre,
soltanto a quella parte del cosmo
che infrange i piccoli specchi argentati.
Scoccato il crepuscolo
o subito dopo
un sussurro li avrebbe aspettati..
come stanotte
come tutte le notti
in cui.. l'attimo
per rivelarsi
puntuale come una stella
sarebbe arrivato.
sabato, 22 settembre 2007
per una volta..
una mia foto...
comincio a descrivere ciò che sento...
venerdì, 14 settembre 2007
I camini di Londra non si erano ancora accesi.
I passi risuonavano sui tuoi passi
gli occhi ancora no, si cercavano
senza spezzettarsi tra gli sguardi veloci
rapidi come magnolie lungo i viali.
Toccava alle mani
all'umidità di quel gesto
- indecente -
pur sempre intimissimo
risvegliare il tuo viso,
sentirlo poi tutto intero
emettere fruscii tra le linee di un sorriso
una qualche colonna sonora
musicata da Anima dentro quell 'Anima.
Finestra dopo finestra
angoli di vie che si parlavano tra loro
poi, solo parti di vita
attimi, mischiarsi, unirsi, vincersi
condensarsi.
Ricordo che non ci fu luce
più grande di un bacio.
Ricordo che le note di un Sirtaki a Helsinki
smisi di contarle in bellezza tra i tuoi capelli.
Poi fu, e lo fu davvero.
come ora, che è - sarà -
solo questo, solo tutti i miei desideri
lì, in te, disposti ad accendersi
come i camini di Londra
alti su , verso il cielo.
lunedì, 16 luglio 2007
Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
(............)
Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
(............)
Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi,
come due gocce d'acqua.
Wislawa Szymborska
giovedì, 12 luglio 2007
L' Andrea Chénier che divampa come la Callas
dove non tutto è sangue e fango
dove la Terra si fa Cielo
dove ti ho visto, oltre la carne
vicino al silenzio delle stelle
nella moltitudine dei casi.
- Lì e da Lì -
hai chiamato il nome
quello che da la morte e resuscita la vita
quel nome che non si pronuncia
se non come speranza archetipo di eterno.
non aveva fisionomia di diamante
né scorza di ametista
aveva l'imperfezione aeriforme
vaga e innumerevole.
Dalla laringe
dalle tue labbra
sublimato. Il mio nome
risuona la melodia di velluto
sulla bocca
perché lo odano tutte le bocche
e per TU boccarmi.
” L’arte fa solo dei versi, solo il cuore è poeta ” - André Marie Chénier
giovedì, 05 luglio 2007
Forse non avevo abbastanza immaginazione
forse non sarebbe bastata, o per lo più
non avrei capito da che punto preciso
avrei dovuto immaginarla - l'elemento eri tu -
non importa se non era preciso l'istante
non importa se non era perfetto nemmeno il tuo cielo
il mio era tutta una bizzarria di tuoni
che sarebbe caduto con tutte le nuvole.
Tu lo hai legato affinché non cadesse.
TU lo hai lo hai cucito ai pianeti al di là del visibile oltre le orbite
al di là della rapidità di una vita : Hai fermato "i miei firmamenti".
Hai vissuto i miei sogni.
LI hai campeggiati fino alle guglie più alte
fino al limite senza alcun limite,
li hai resi di vello dorato, innamorati. senza fine.
Era un istante fecondo
genitore di giorni custoditi e cresciuti
li abbiamo vissuti insieme
li abbiamo amati insieme
i crepuscoli rubizzi e le aurore vestite di bianco..
l'uno di fronte l'altro. Nel mezzo, navigava
il sentimento che dal caso
ci ha legati a un destino.
[ La Scienza dell'Amore è stato dono adamantino ]
Senza alcuna esperienza,
hai scavato
ben oltre queste radici
ben oltre questi paesi di sole.
Giungendo al di là
oltre il quale
non serve memoria,
per ricordare,
che noi
ci apparteniamo
da prima.
domenica, 01 luglio 2007
Il Tamigi si risvegliò e si accorse di aver svuotato il Tevere.
(Che buffo disse! Non credevo…)
Non perché Londra a quel punto sarà tanto Londra da sovrastare
e spegnere le mille e più luci di Roma.
Immagina se il profumo del Giardino di Aranci
è possibile che non sia più percepito. Questo Londra non può.
Londra prenderà in mano se stessa e ci guiderà lungo viali alberati
con temperature più miti e una voglia di “noi solo noi” tra le mani.
Londra ha deciso di mettere in sogno tre settimane.
21 risvegli, 21 introvabili tulipani
che si chiudono al sole per non farsi scoprire.
“aspettiamola insieme l’estate” ed era l’Aprile di Alda Merini.
abbiamo aspettato senza aspettarla. Con le mani come in preghiera
che non fosse soltanto un miracolo, ma fosse davvero e fosse di più.
Le radici piantate. e un terreno concimato da lettere , biglietti e una cena
nel pianoforte di Merry Christmas Mr. Lawrence.
Senza passi e a piccoli passi mai uditi abbiamo camminato
e ci siamo camminati e camminati…
Londra dipingerà per noi la quotidianità di una vita straniera
di mani che non si fermeranno davanti a nulla e di baci che schioccheranno
ovunque e dovunque. Covent Garden ci vuole. Me lo ha sussurrato stanotte amore mio.
E la Tate non sarà mai sempre abbastanza Tate per entrambi.
A me piace partire così. Due anime dagli occhi grandissimi
e centomila vedute che passano sempre diverse
come le nuvole. Coi loro veli d’argento.
Non ti lascerò, non mi lascerai.
Io ti vivrò. E tu mi vivrai.
È cosi che vogliamo che sia.
E così sarà.
Sorrideremo. Come sempre all’unisono.
Due luci terse. Dall’incontro otticamente perfetto.
giovedì, 28 giugno 2007
La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l'impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi incontrata
Soltanto
non sarebbe
la mia vita.
Erich Fried
dietro un acquerello. Soltanto dietro un acquerello.
tutti i miei desideri.
sabato, 16 giugno 2007
Esattamente come la città di Zora
le tue pupille posseggono il dono sapiente
di fermarsi nella memoria punto per punto. Senza cancellarsi.
I tuoi sogni sono a Fedora, non come metropoli di pietra grigia,
appena tagliata, ma come palazzi in cui dentro custodisci delle sfere
e nelle sfere riemergono città azzurre come modelli
del mondo che abiterai e che vorrai farmi abitare.
Esistono due modi per raggiungerli come a Despina, dal violabile
all’inviolabile così tu mi raggiungi. Così io ti raggiungo.
Perché c’è un mondo sotterraneo, falde, sotto la vegetazione splendente
immerso in un lago nero : il lago di Isaura. Noi non possiamo parlarne
ma possiamo ascoltarne il lamento. E nel brusio di quel fiato
che sono paure che sono incertezze, possiamo scavare mille e più pozzi
e prosciugarne la fonte. Vorrei passeggiare con te lungo i viali di Moriana,
nella sua parte più bella, le ville di vetro come gli acquari con i lampadari a medusa.
Ma li ti terrei per un giro terrestre, nulla di più.
TI ho sognato a Zobeide, come i sogni di tutti quelli che li hanno
abitato, ma non eri donna né luna né uomo. Eri Anima.
E da li la forma che ho dato a questa città da sveglio
pur rimanendo nel sogno. Pur relegando le dita intrecciate soltanto alle tue.
Nemmeno ad Ipazia sapesti tacere la curiosità che ti cifra.
Chiedesti delle suicide nel mare e dei granchi,
mi guardasti con quel linguaggio che in questa città
nessuno può eguagliare. anche se è un inganno
sapere che non si decifra del tutto.
Armilla ci travolse e ti travolse.. pensasti ai suoi tubi
soltanto al panegirico di tubi che dalla mente ai tuoi occhi
portavano Nàiadi e Nereidi su su per le docce o le vasche
sospese, come lasciate, o mai costruite. Ma è stato
a Zaira che ti ho dato il primo bacio, nel letto delle parole,
la città degli alti bastioni, delle scale, delle relazioni tra le misure
e il suo spazio. Zaira non contiene tutto il passato di Zaira.
Come Noi non conteniamo ancora tutto il nostro.
Si osserva in questa città ogni tempo,
come le linee d’una mano. Io lo vedo scritto il nostro caso
che si è tramutato in destino. Scritto negli spigoli delle vie,
negli scorrimano delle scale, tra le svirgolature
del sogno divenuto reale. tra le mie labbra
che pronunciano un nome l’unico che abbia deciso
che sia regnante di tutte le città invisibili che abiteremo. Il TUO.
mercoledì, 13 giugno 2007
primariamente la luce.
primariamente la vita.
dedicarti. viziarti. e poi stralunarti.
primariamente i tuoi sincronismi.
primariamente il contatto.
metope. triglifi. di estetica rara.
primariamente fino all'eterno.
primariamente ab initio.
spazio. spazio. spazio.
elefantiaco. tuo. mio.
sabato, 09 giugno 2007
La musica di Chopin
la sua musica - sopra il cielo -
avresti detto guardandomi.
avresti sospirato che sono corde tese, più in cima di un tendine
allineato all'orchestra del mattino
su tutte le albe.
(Desiderasti lasciare che mi risvegliassero tutte insieme le note)
Non eri un segreto
perfino l'odore del caffè lo capì
specchiandosi nei tuoi laconici occhi.
Sapevo di quei manufatti di sguardi
inviolabili nel sentimento,
templi preziosi sacri agli dei
nella più rara Bisanzio
in cui il vento di Istambul
ti afferra le labbra
senza lasciarle sguarnite di un
singolo bacio.
(desiderasti che quell'odore non si allontanasse)
Io l'ho sentito
quel profumo di un Giardino d'Aranci mai osservato.
Io ti ho scrutato
dietro le mura antiche di pietra
dalle ogive ai suoi archi rampanti
fotografare...scrivere
in un taccuino tutto me stesso,
inondante
spiazzante
Anima impazzita
che zampilla
divampa
si spande nel mattino perfetto che non finisce.
Non chiede benedizioni
mette a soqquadro le mimesi d'amore che incontra
rendendo giustizia
la più pura
di un atto d'Amore fine
e finemente concepito : NOI.
sabato, 02 giugno 2007
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n'è uno, è quello che è gia qui, l'inferno che
abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due
modi ci sono per non soffrirne. IL primo riesce facile
a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto
di non vederlo più. Il secondo è più rischioso ed esige
attenzione e apprendimento continui: cercare e saper
riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e
farlo durare, e dargli spazio.
ITALO CALVINO - Le città invisibili
Penso che devo a G. un grazie senza misure.
Penso che ho visto la seconda. e penso che la farò durare.
martedì, 29 maggio 2007
Un' assenza che ha le sue fondamenta in un diverbio di Anime.
Viene sempre un po l'espressione banale di Baricco.. in cui dice..
"non è che la vita vada sempre come tu te la immagini"..
beh.. la mia non ve la immaginereste di certo in questo momento.
nemmeno io credo di averla immaginata del tutto.
Penso solo che sono morto. si credo che in parte sono anche morto.
Ma che alla fine.. tutto quel mondo che sono.. o forse le potenze invisibili
o qualsivoglia attore di moire o fato.. ha dato una svolta al binario senza meta in cui
ero precipitato. La vita si rigenera dal peccato.. e dal peccato si capisce
che il suo vero abbandono non è la pura trasgressione .. ma è la scelta
di un'esistenza. la più pura che si ha tra le mani. forse non avevo capito nulla fino ad ora.
forse capisco solo ora che amavo. Punto. Ma nel modo sbagliato la persona sbagliata.
e a sua volta ero amato nel modo più sbagliato possibile.
io non so quale caso abbia poi dato una svolta al mio destino.
abbia concesso, alla rarità che ho trovato, il mio più sincero abbandono.
penso soltanto che finalmente capisco da che parte si mette quell’amore.
G. sa dove e chi ha visto nascere queste parole.
Devo dire, e non solo per come
la mano scrive a se stessa
e poi legge nosografiche immagini
o visioni incommensurabili.
Devo dire, poiché alabastro di luce
è la materia da cui i tuoi occhi
sono protetti tra le membra dei miei mille sospiri.
Oggi, oniricamente, ti ho perso.
Il fiato dilaniato
nel bel mezzo delle lacrime di tutto il mondo
non mi sarebbe bastato.
Era solo una lettera,
color carta da zucchero tra le punta delle dita;
Quattro angoli di quattro punte
ripiegate a metà.
Più in fondo della mia anima,
albergava la paura di aprirla.
Era tutto l’amore del mondo nuovo
che s’innestava all’intarsiato d’amore
di un mondo antico, che le tue mani
mi avrebbero lasciato. E per sempre.
Inverosimile timore placato e polverizzato
dal bacio più eburneo, che la tua pelle
ha fatto fiorire fermando l’azzurro
dei miei verdissimi occhi.
E’ stato il bacio più chiaro dell’alba.
La forza dell’atto presente e vivace
di uno sguardo, il tuo,
da cui distilli l’armonica certezza
di averti, e di averci a sua volta.
Misura di ieretico cuore, il solo,
capace,
di amarmi.
venerdì, 23 marzo 2007
" attorno a me, d'altronde dagli impressionisti ai cubisti, tutti i pittori sembrano troppo realisti se così posso esprimermi. diversamente da loro, ciò che mi ha sempre tentato di più, è l'aspetto invisibile, quello così detto illogico, della forma e dello spirito,senza il quale la verità esteriore per me non è completa... se sei pittore, puoi avere la testa al posto dei piedi, e sempre pittore resterai. "
- Marc Chagall -
martedì, 20 marzo 2007
Tre notti ancora
gl’occhi di Chagall riflessi nei tuoi
Tre notti ancora
un letto da sgualcire
sotto i tetti di Roma
sotto l’alba incapace di contenerci
perché non tutto va rivelato
sotto gli spicchi di sole.
Penso che ti bacerò
e penso che lo farò
incurante. Protervo.
Come la grazia di cui
i miei polpastrelli di gelsomino
son rivestiti.
Penso che non respirerai abbastanza
e che un solo cuore non ti basterà
io sarò di più di quanto tu abbia mai
avuto in seno alla carne
io sarò di più di quanto
la misura che credi di avere
sia abile di calibrare
io sarò di più
più che abbastanza
sarò fondamentale
ti darò la mano
sentirai il soffio primordiale di Vita.
L’abulia delle corde vocali verrà spezzata
agirò per come le foglie danno colore
senza ingombrare
sarò presente
e tu soltanto. Mi potrai decifrare.
giovedì, 15 marzo 2007
Restavano poche cose da dirsi tra i muri di quel discorso, come se la mente avesse compreso,
non che non fosse in gradi di capire, o non avesse tutti i parametri al posto giusto. Era solo e soltanto la povertà d’immaginazione e l’ingessatura di quella forza incantata che spinge l’animo, a fargli percepire quelle pareti incredibilmente grandi, così rinserrate e inverosimilmente piccole.
Non una parola di coraggio o di incoraggiamento ad essere se stessi.
Solo machiavelliche emozioni prive di corda e ricche di furbizia.
Le parole di Bukowski rapide nella memoria passavano,
e lui sorrideva pensando di averle al di la di un telefono. Ma nella sua vita irruppero.
Quando senza una sola possibilità che potesse giustificare nella testa, l’istinto primordiale
che da sempre lo aveva caratterizzato, incredibilmente, riprese a pulsare dalla giugulare fino alle arteriole più nanometriche. Si sentì un eco fortissimo udito da tutte le parti del corpo.
Assordante e presente. Fu lo scivolare fluido del sangue, che misto alla consapevolezza di volere la sua vita a tutti i costi, contro tutto e contro tutti, che lo portò a pensare che avrebbe preferito non piacere a chi non potrebbe mai possedere uno sguardo che buca la reale realtà e la fa sua, ma lui, avrebbe scelto comunque se stesso, come fosse stato
una forte e decisa pennellata di Van Gogh.
Nella sua notte stellata , in cuor suo sapeva che l’avrebbe vissuta, che l’avrebbe quantomeno
aspettata, non incrociò le braccia ostinato , piuttosto si mise paziente in attesa con molto coraggio, andando al di la, rivestito soltanto della sua scintillante e pura - protervia -
venerdì, 09 marzo 2007
Vieni come puoi
vieni come ti è concesso essere.
vieni per come le tamerici
affondano i rami in mezzo nel cielo.
Non intermittente
come luce di stelle
Non imponente
come terra dell'Asia.
Vieni come piega sulla mia mano
scritta e presente.
Vieni con mille paure
sommale alle mie
e beviamole fino alla notte che non ha fondo.
Vieni, indossiamo il coraggio di Aracne
sfidiamo tutti quanti questi dei.
Osiamo l'infinito e l'eterno.
Rapiamo i misteri
e edifichiamo con sola vis oculorum
l'assurdo e l'eleganza
dei violini d'Amore impazziti.
Vieni per come ti Amo.
Vieni per come mi Ami.
e solo così ti amerò.
Ma non adesso. Aspettiamoci.
Aspettami dunque,
- aspettami -
oltre un giro
d'universo.
lunedì, 05 marzo 2007
Le nostre volontà in catene
hanno uno sguardo bagnato
hanno pelle fredda
e gambe dall’andatura malinconica.
Le mie volontà imprecise,
non si stimano a vicenda.
Sono atomiche e indipendenti
dall’unica che vuole dare un armistizio di speranza.
Le mie mani sono legate
Le tue mani sono imbrigliate
la mia libertà è volata via…
è volata, e solo a te è stato concesso : guardarla.
Le tue volontà non hanno spazi
materiali per vivere. Sono in carceri
isolate, sono distanti, anche da TE.
Sono vere, e sanno mentire.
Non si aspettano sentenze
Non si aspettano giustizie
Non si aspettano la grazia
almeno le mie, aspettano soltanto,
- aspettano - con la tenerezza di un infante
che non sa come si parla questa lingua
talmente folle della vita, che non sa dove
un accento o a quest’accento – è permesso cadere -
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