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domenica, 29 gennaio 2006
" ..Parigi è solamente il forcipe ostestrico che strappa dall' utero l' embrione vivo e lo mette nell' incubatrice. Parigi è la culla della nascite artificiali. Ninnato nella culla ciascuno riscivola indietro al proprio humus : uno si risogna a Berlino, a New York, a Chicago a Vienna, a Minsk. Vienna non è mai tanto Vienna come Parigi. Ogni cosa si innalza sino all' apoteosi. La culla perde i suoi piccoli e altri prendono il loro posto. Qui si legge sui muri dove hanno abitato Balzac e Zola e Dante e Strindberg e tutti quelli che son stati qualcuno. Tutti, prima o poi, hanno abitato qui. Ma morire, qui non muore mai nessuno, qui.. "
H. Miller
cheri... dietro una cioccolata con polevere di cocco, eravamo belissimi. così ci han detto.

venerdì, 27 gennaio 2006
Inchiodato in un ampasse ... da circolo collaterale di ripiego. E non ha un senso , proprio adesso. E' leggersi da destra verso sinistra che slarga il significato alle parole. L' asola si fa più piccola o stretta, e sbottono feti di sentimento. che minacciano l'aborto , che sapevo dapprincipio extra-cardiaci. il locus è non-self. Il pinzettamento riduce la perdita.. il raschiamento non si fa ora, giorno, settimana, solo mese. Impercettibile al tatto.. Imperscrutabile alla vista... l' agnosia si fa tonale. anche. è solo olfattivo. quello che rimane. lieve. olfattivo. fragrante. solo questo. solo questo. lo so.
mercoledì, 25 gennaio 2006

La costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane
La costruzione di un amore non ripaga del dolore è come un' altare di sabbia in riva al mare
La costruzione del mio amore mi piace guardarla salire come un grattacielo di cento piani o come un girasole
Ed io ci metto l'esperienza come su un albero di Natale come un regalo ad una sposa un qualcosa che sta lí e che non fa male
E ad ogni piano c'è un sorriso per ogni inverno da passare ad ogni piano un Paradiso da consumare
Dietro una porta un po' d'amore per quando non ci sarà tempo di fare l'amore per quando vorrai buttare via la mia sola fotografia
E intanto guardo questo amore che si fa piú vicino al cielo come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo
E sono qui e mi meraviglia tanto da mordermi le braccia, ma no, son proprio io lo specchio ha la mia faccia
Sono io che guardo questo amore che si fa più vicino al cielo come se dopo l'orizzonte ci fosse ancora cielo
E tutto ció mi meraviglia tanto che se finisse adesso lo so io chiederei che mi crollasse addosso
E la fortuna di un amore come lo so che può cambiare dopo si dice l'ho fatto per fare ma era per non morire
Si dice che bello tornare alla vita che mi era sembrata finita che bello tornare a vedere e quel che è peggio è che è tutto vero perché
La costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane
La costruzione di un amore non ripaga del dolore è come un' altare di sabbia in riva al mare
E intanto guardo questo amore che si fa piú vicino al cielo come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo
E sono qui e mi meraviglia tanto da mordermi le braccia, ma no, son proprio io lo specchio ha la mia faccia
Sono io che guardo questo amore che si fa grande come il cielo come se dopo l'orizzonte ci fosse ancora cielo
E tutto ció mi meraviglia tanto che se finisse adesso lo so io chiederei che mi crollasse addosso
Sì.
I.FOSSATI
venerdì, 20 gennaio 2006
sono le inferenze. come questa. questa volta. come altre. che mi lasciano in aporia di sensi. senza svincoli. e ci sono paesi che visiterei. mi fermerei per più di un meridiano di greenwich. mi fermerei in un tempo di quarzo. se mi venisse. non dico chiesto. quanto meno tratteggiato. anche sulla sabbia. senza lividi stavolta.sulle dita. e senza cuori astenici nel polso. sottile sottile. fuori forma le parole adesso. fuori forma dentro me. non le trovo. devo farle britanniche. e questo lo detesto. questo mi c.o.n.f.o.n.d.e.
martedì, 17 gennaio 2006
Maybe you' re right. and my feelings wrong. Maybe the Themes is a lie... in my mind.. and maybe I yearn to believe in it. Maybe Schiele is a slimy expression I've fed on my irises... and maybe now.. it's done. and it's still brooding over against me. against my same words. I turn away myself. Maybe I learnt it in
Madrid ,.. or in a flat in
London .. that for what you are searching for and reaching maybe there's a gap, in the same side.. in which what you really need, should be turned over and changed in awakenings of what you really want. still remaining splitted.. hardly.... me. barely. you.
giovedì, 12 gennaio 2006
Pendolo attraverso. A.r.i.t.m.i.c.o. Come di notte... e l' apnea da sonno lascia senza respiro. il cuore si fa batteria. le valvole propagano i soffi. e i sogni per quanto inconsci, riesci pure a metterci mano. e non è salutare lasciargli impronte digitiformi di pensieri più consci. Si continuano con un giro in un letto. questo è patologico secondo i miei labirinti interni. I ruoli gestiti e mani coi guanti di cui non senti il calore, ne scorri appena,la forma. Spasmi i sorrisi recisi in un fiato tra la laringe e l' orgoglio. prenoto l' aereo. prenoto per Marzo. La meta è il Tirolo e la neve, poi c'è la città del sale e del Cafè Konditorei Fürst, tappa obbligata Graz, come il Prater di Vienna e lenire, perché si deve, papille e pupille gustative in una Sacher Tort di Vienna e nei quadri di Schiele al Leopold Museum. Unico danno del viaggio : CARDIACO.
" ... a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per gioni. mesi. anni. in cui ti senti uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi... "
lunedì, 09 gennaio 2006
sentirsi in un ascensore. e non sapere, aver perso la capacità di capire se i miei piani siano in questo edificio o abbia solo cambiato l' indirizzo. solo per una visita magari. e non ricordare, amnesico, la strada del mio fegato. delle mie ossa e dei contorni del mio pericardio. fatto sta che il tuo piano lo salto. perché nonostante tutto lo so che è il tuo. e c' ho fatto diverse feste in quell' appartamento in cui Freud faceva a male parole con me e Levinasse. e in cui Jung mi guardava dritto dritto negl' occhi. per non capirmi. appositamente. per sbagliarmi. mentre tu cercavi di spezzettarmi coi pensieri per illuderti di saziare le paure. Da anoressica hai mangiato i miei origami di parole. a pezzettini infinitesimi. lo devi fare perché non sai cosa sia masticare la paura per davvero. le lacrime sottolingua. la giustizia dentro a un cesso. e qui... il villano ... ti lascia ubriacarti della farsa e dei teatri... operette morali.. microcategorie... vagoni in cui troverai tutto ciò che ti lascerò vedere.. il confronto. è nell'età. ed anche in quello hai perso tutti i miei domani al tropico del cancro.
giovedì, 05 gennaio 2006
ANONIMO >>> il solo straniero che so di non conoscere è fatto di muri mattoni in cui i divieti si sono fatti barriera. e se poi in un labirinto non trovi ragioni, non ho mai fatto un dramma nemmeno per questo. ci sono nuvole ben contente di piovere e altre ben contente di sciogliersi in cirri. stratificanti. e sentenziosi. io non so se sia liquido o aeriforme in tutto quello che faccio. non so se sia comprimibile o sfugga semplicemnete a me stesso. fatto sta che la flogosi nasce da rumori. scricchiolati di passati commisti a futuri. e io la grammatica l'ho solo al presente. l'istintività l'ho messa in un baule. e la tiro fuori come puoi fare con un vaso di pandora, ma non per questo mi dispiego solo in trabecole dall'ossatura di cristalli di ragioni. se solo sinusoidi di pensieri non sbagliassero qualche pi greco mezzi, o se ripetessero almeno qualche segno. e lo sapessi non leggere soltanto. ma quanto meno discriminarlo frontalmene, parietalmente, poi da temporale saltarlo e farlo limbico. allora forse l'eupnea mi cullerebbe per più di ventiquattro striminizite ore.
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