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venerdì, 28 aprile 2006
es que si fuera tan sencillo, lo haría. Pero queda por dentro, un trocito de aire roto. enredado. que no deja el sitio. y se acaba sin darte cuenta. sin ruidos. que sean respiratorios.. que sean cerebrales.. se acaba. y no hay prisa ni pausa. hay que dejarlo pasar. hinchando las pulmonas de todo lo que queda en tu alrededor o solo en tu cabeza. y que, aunque no te vayan a explicar ni siquiera el dia. se marchan. por otro lado. hasta el quite de tus manos. hasta que todas las preguntas que tienes. se marchan. por otro lado. y te disfrazas de respuestas inocentes, que al final, no tienen alojamiento ni aquí ni siquiera donde. sin dudas no hay. hasta en este momento. no hay. y yo busco... no digo ese sitio, y ni siquiera yo busco. es que pongo más atención, si es así, para todo lo que pueda sanar o quitarme esta sed. para todo lo que sea suficiente para no dejar mis pupilas clavadas en la pared. clavos sin xeito. en su interior. y yo no quiero rayar ningún diablo por eso. pase lo que pase. en un abrir y cerrar de ojos. pase lo que pase. yastá.
lunedì, 24 aprile 2006
 Una goccia di vino ti scivola lungo la schiena. s' inabissa fino alle fosse di venere, varca anche quelle prima di morire in un bacio. berla poi tutta d' un fiato, fino alla nuca. Spostarti i capelli su un lato, scoprendo i tuoi sensi che toccano i miei, dai talloni alle mani che baciano pelle di seni. distesa. sotto le dita... e a passo di mano camminare sul tuo ombelico, sposarne i contorni da cui ti inizia la voglia che si bagna nel sesso. divaricato. riempito. centellinato di occhi negl' occhi. di petto sui seni e mani in delirio. Il sesso da qui non ha paracadute. è tutto imprevisto. puntato dal ventre alla pressione che sale. al respiro che sa del mio vino.. alle pupille che si fanno più grandi, come i momenti in cui la tua pelle mi che chiede che io sia il suo passionale custode.
martedì, 18 aprile 2006
e poi si diluiscono i suoni. io non mi fermo lo stesso. rimangono i teatrini da gatto col topo che non mi piace gestire. non ho voglia di farlo. e non è andar via. è proprio non volere. punto. eparina per sciogliere i grumi. e silenzio per dissanguare delicatamente le ansie. nessuna morte cerebrale. solo un lento fluire di vene. in cui hanno capitolato tutte le parole che avevo da dire. gorgoglianti. non c'è una ragione in cui si assolve del tutto il consenso. è conflitto di noie. le tue e le mie. ed io non assecondo i gomitoli. non sciolgo matasse in cui una verità più bugiarda della verità non la trovi. io sono fatto così. perdo tempo per perderlo. sorseggiando i contorni. perdere tempo per questo non è nel mio stile. e se fosse una fuga . qui occulterei dell'altro, molto più insano di una bugia. molto più malato di una siringa infetta di ragionevoli ragioni da darmi. qui si testano funzionalità di cui anche una semplice scossa mioclonica potrebbe dare un buon segno. toglierebbe le assenze. e darebbe torpore. archi diastaltici in moto di nervi.
il corpo lo fa solo la notte. la città si ferma sul cielo. si spegne in coma di luci. s' inizia dalle onde più lente. e poi si capisce un pò tutto. corticalmente capito. è psiche che sa. e che ne custodisce il segreto. ma tu questo.. lo sai?
venerdì, 14 aprile 2006

Occhi in prestito. verdi e azzurri. in prestito alle lunaticità di viscerali deragliamenti emotivi. la musica di sottofondo è violino. cornamuse. è Vivaldi. veloce. che va scorrendo. c'è un ritmo melanconico pur sempre bellissimo. rivitalizza la luce, e sintetizza le reazioni chimiche. endopeptidi in altalena di suoni. permeabili alle voci di cui non ricoprono il messaggio che vogliono dare. tutto si fa sottofondo. cornice gli sguardi. nei nervi. asciutti. che hanno capito cosa vuol dire quel gambling.. quel rischiare comunque solo per farlo. per perdere tutto. e non avere più nulla. ed essere felice di avere avuto tutto e averlo perso in un colpo di treno. in mezzo al mediastino. avere messo in gioco, per una volta, IO, il cuore, e averlo lasciato da qualche parte, chissà dove in Europa. chissà dove dentro me. e c'è poesia. di quella che non si scrive con mani, piedi, schermi, tastiere... è di ossa, midollo di occhi, ed io ne comprendo immateriali silenzi. perché non si dice nulla in quel caso. L' eco ti bagna le labbra. in cui si muore la voglia. che scende. scorre. rapida. su quello che ti ho vissuto fino a perdere i sensi. f.i.n.o. a. p.e.r.d.e.r.e. i. s.e.n.s.i. ... in deliquio. e tu sei stata vertigine. pura. felice di sapere che chissà dove, in Europa, ci sei anche tu.
ICH FREUE MICH DICH GERNE ZU LERNEN
lunedì, 10 aprile 2006
C'è una persona che da quando sono tornato. non ho visto. non solo in senso visivo. è mia amica. e conosce bene i quanto. quando. e cosa. è stata l' unica chiamata dall' Austria. ed io non chiamo nemmeno casa quando parto. messaggi diradati. è uno stato di alienazione che divampa. è un senso d' indipendenza. parossistico. idiopatico. mi sto chiedendo molto. e mi rispondo a fatica. questa volta vorrei capire se siamo cresciuti insieme. se siamo in superficie. se ci sono sostrati e piani antisismici da qualche parte. se si può avere di più dell' ironia. se ce ne può essere, lì, di me, e di lei, veri. vere complicità. vera voglia di. senza diluire le parole. vorrei che mi parlasse. compatta. senza ipostatizzare l'aria con i fiati. ma togliendo i reticoli. sbottonandomi i discorsi.
mercoledì, 05 aprile 2006
Ci sono corpi che alla fine non appartengono a nessuno. non hanno confini e si trovano ovunque. sono di tutti. sono di nessuno. perché non sanno essere nemmeno di se stessi. hanno il sapore di un pieno.. tutto incompleto. un' anima di carne che sfugge come la neve sulla tua mano. pochi attimi. molti i momenti. e troppi gli istanti deragliati da fermare.
rimangono corpi. e vogliono essere anima.
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