Ich bin


un piccolo morfema
in un'insalata di parole,
..ancora da capire




Eupnoico



Ci fu un giudice un tempo che assiso in un antro buio decise che la primavera andava sepolta. La primavera stordita e ansiosa di lunga luce guardò al giudice incredula senza capire nulla. Così io guardo a te che giudichi i miei versi ansioso di capire senza capire nulla.

[Alda Merini]




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Ma perchè..

*loading*..incongruenze




En mis ojos


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Limbico



Chopin - Nocturne in c Minor


 

 



giovedì, 29 giugno 2006
 

soffio


















Nelle persone ho sempre intravisto
quelle corde di violino che solo Stradivari impazziti
nel legno sanno produrre. e poi c'è quell 'archetto che sono le persone che incontri
..chi tenta di farti emettere un suono. chi col diapason
ti vuole accordare a dovere. chi si sbriciola
in brodo di giuggiole per quanto sia bello il legno che porti.
io mi "scordo" con la lunaticità di uno sguardo.
in cui i miei occhi negano delle esistenza di una mano
che guiderà quell' archetto e mi farà emettere
melodie dipinte e non appese ad un pentagramma.
non so se sia l'arco o la mano che suoni.
non so se volerlo o no possa cambiare che accada.
se a Vienna si sia ascoltata una musica tale.
pizzicato non suonato mi lascio più spesso
stupito. dal suono che emetto. perché lo sento.
lo sto sentendo. e non credevo potesse venire anche da lì.
non ci avevo mai pensato. non. non così. non così forte.
da chiederselo la notte. mentre tutto si ferma. e mi fermo anche io su.
su sinfonie che ascolti disteso nel letto.
l' acustica sono solo due corpi.
due affinità.
due note.
anche una semi breve e una croma.
ma fanno musica
e non di flauti traversi o
concerti in chiave di basso..
si leggono nel senso che io gli so dare
che la mano che suona gli dà
il tutto nell' edonia 
che si sparge
tra due segni
ed un' unica chiave
in grado di leggerli.


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 29, 2006 23:35 ... commenti (3)


mercoledì, 28 giugno 2006
 

Tu . rimani nella presenza dell'assenza.
ed io troppe volte sono assente e presente.
come in un suicidio morale di qualcosa
in me che non comunica più.
Poi capita che un Demiurgo ubriaco e impazzito
mischia nuovamente le carte
e le dionisiache possibilità costruiscano templi
per un incontro dalla devastante bellezza. generato
non creato dalla stessa sostanza del caso.
assiso di fronte la sensualità che ti offre
la Sicilia sul mare.
Io . mi bagno oltre la punta delle dita
oltre te, che riesci a capire
se io sono
a Taormina sull' acqua fatta
olio sotto la barca.
e mi fermo al tramonto lì.
seduto. che ti aspetto.
 

 


Dava lu jornu l'ultimi faiddi,
di li cani criscivanu l' abbai,
e ntra n'atturna di laruchi e griddi,
supra na timpa a Rosa mia truvai.

Fidili, a lu so latu m'assittai,
e mentri ca spuntavanu li stiddi,
li dui ca stralucevanu chiù assai,
- Rosa - ci dissi - l' occhi toi su' chiddi.

Fici  un gruppu di risu, mi guardava
poi na puntidda di mantali so
affruntulina lu ncudduriava.

Forti forti li manu m' acchiappò,
e mentri ca la luna s' affacciava,
Rosa mi dissi : - L' occhi mei su' to' ! 


Giuseppe Nicolosi
Scandurra



Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 28, 2006 14:14 ... commenti (2)


domenica, 25 giugno 2006
 

Sono l'unico uomo sulla terra e forse non c'è terra né uomo.
Forse un dio mi inganna.
Forse un dio mi ha condannato al tempo, quella lunga illusione.

Sogno la luna e sogno i miei occhi che vedono la luna.
Ho sognato la sera e la mattina del primo giorno.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato Virgilio.
Ho sognato la collina del Golgota e le croci di Roma.
Ho sognato la geometria.
Ho sognato il punto, la linea, il piano ed il volume.
Ho sognato il giallo, l'azzurro e il rosso.
Ho sognato la mia fragile infanzia.
Ho sognato le mappe e i regni e quella pena nell'alba.
Ho sognato l'inconcepibile dolore.
Ho sognato la mia spada.
Ho sognato Elisabetta di Boemia.
Ho sognato il dubbio e la certezza.
Ho sognato il giorno di ieri.

Forse non ebbi ieri, forse non sono nato.
Forse sogno d'aver sognato.
Sento un po' di freddo, un po' di paura.
Sul Danubio è ferma la notte.
Continuerò a sognare Cartesio e la fede dei suoi padri.


JORGE LUIS BORGES


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 25, 2006 00:39 ... commenti (2)


giovedì, 22 giugno 2006
 

La Totipotenza che mi appartiene sono cosciente
che col passare del tempo si farà Pluripotenza
per specializzarsi in reticoli e organelli
che diano un senso alla cellula che li compone
per diventare comunque tessuto. e che sia ectodermico.
un epitelio. in continuo rifacimento. in posizione
per assorbire i nutrienti essenziali e lasciarmi assaltare dalle
tossine del tempo. viscerale questo strato nei fatti e nei transiti
di quello che incontra. e che deve ancora incontrare. mutevole
e rigenerato dal suo strato basale più interno.
per vivere tra i filamenti rifatti da te. e da tutti gli insulti
che dal danno generano il nuovo del dentro.
è una furia pantoplastica
la mia. ma è desiderio
in sala d'attesa
dal dottore dei pazzi
che come un trencadìs  
fanno giochi di luce
con il parenchima di quello
che ancora sarò.

Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 22, 2006 00:15 ... commenti (3)


mercoledì, 21 giugno 2006
 

è un caffè greco. è una stanza da cui non si vuole più uscire.
è un equilibrio iperuranico di corpi. divisi e concisi tra i lembi.
è quello che basta che ti riempe quel giusto.
è evitare le curve senza guardare la strada
e trovarsi alla Fontana di Trevi. è volutamente sorpreso.
è inattesamente incontrato. da "spettacolo spettacolare"
è sapore del buono del lontano mila miglia da casa
e vicino sul petto. è qualcosa che non sapevi
che fosse di una sensuale complicità disarmante.
è non tacere più nulla. è mandare a puttane le parole.
che si usino da sole questa sera. perché
ho vibrato nei fatti. mani . piedi. occhi. pelle.
e di tutto questo
ne ho fatto parte. anche se per poco.
anche se fosse stato pochissimo.
ma mi ha colmato
della ignoranza
che avevo.


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 21, 2006 00:31 ... commenti (4)


sabato, 17 giugno 2006
 

I tacchi di una donna francese nella mia testa,
ha le calze smagliate come certi passi impigliati in pensieri
che rimuovono il suolo a certe scarpe lustrate dalla città nella mente.
L' aria spezza la polvere da sotto le suole, rimane nell' eco il mistero
di quello che si perderà a metà strada tra la tua pelle e la mia.
Il silenzio, poi, bagnerà le labbra e morderemo coi denti la voglia
degli abbracci abortiti o delle mani vietate.
Non resteranno emozioni. soltanto ricordi.
capsule di voci, suoni, colori...
che ingoi e porti dritto dritto alla via dell' ippocampo.
e lì saranno lasciati. da richiamare soltanto se lo vorrò.
se il messaggio vale la scossa. neurotrasmessa.
Ma qui, nel mezzo di questi secondi, mi sento diviso,
e penso alle volte, come questa, in cui avrei voluto prendere in mano me stesso,
guardarmi sul serio. Ma non ho le istruzioni di come si fa.
E tu non sai neanche quante volte ho pregato, in quel silenzio quasi sacrale,
che tu ci riuscissi. che non fossi una cura. che non fossi una scusa.
ma che mi regalassi con quei tulipani una svolta.
per tutte le pieghe che hanno i grandi vasi dell'anima.
come un torrente circolatorio impazzito, senza glomi che livellino
le pressioni maggiori. e terapie dall' effetto nocebo.
La causa è come in un santuario protetta
da ogni risposta che il corpo può dare.
Il non-self non si manifesta. si presenta latente.
ma lo so che è solo apparenza. è inganno endovena. parenterale.
che non supera barriere encefaliche.
il cervello lo sa.
ma il cuore.. il fibrillazione di ansie..
mi dici tu come posso salvarlo?

Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 17, 2006 14:34 ... commenti (4)


giovedì, 15 giugno 2006
 

sono le volte come questa in cui impari davvero.
in cui hai davanti a tutto quello che una mano e una mente
sono in grado di scrivere. e sembra che non basti l' inchiostro d' idee.
c' è la dionisicità di un corpo.
in cui si fluidificano gli umori. quelli viscerali
reticolari. e che sono lo scheletro di un abisso nudo
che ti si apre davanti. come un precipizio
sul mare di tutto quello che senti. ortodromico.
lo senti pulsare dalle carotidi alle tibie.
dall'inizio alla fine di quello che costituisce mosaico di te.
si fa libagione dei sensi.
banchetto per tutte quelle espressioni
che il caso o il tempo
chiudono a chiave dentro un cassetto.
c' è nell' attesa però uno stroma dorato
che regge e trasmette col suono di un flauto traverso
le passioni
che non sono in grado di uscire. da sole.
e ora?...

Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 15, 2006 00:36 ... commenti


martedì, 13 giugno 2006
 

C'è un pensiero fatto di ossa
al momento. in cui non trovo
un punto di repere. ha radici incandescenti
e come lava scivola sbiancando le mille pareti
della stanza che ho intorno.
poco per volta.
con la lentezza di una foglia
che dal ramo si posa sul lago.
La stagione è Vivaldi d' estate.
io. sono Vivaldi d' inverno.
i colori sono quelli di Chagall a Parigi.
e la cornice è forgiata dalle epiche e curiose
acque di Isola Bella. di Taormina.
Le parole si fanno Montale..
e i gesti sono stupiti dei gesti.
La bocca e l' orecchio si trovano
su un pentagramma accordato
dall' anarchia delle emozioni. e sono
sinergici. una volta ogni tanto lo sono.
L' omeostasi di pelle e di stomaci
non vuole prendere forma.
nel mentre Pablo ha deciso di continuare
a farmi sognare. Tutto quello che la notte
concede del giorno, e nel giorno
ripiega e custodisce la notte.
in segreto.
come vuole che sia.
e così.. sarà fatto.


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 13, 2006 01:57 ... commenti (5)


domenica, 11 giugno 2006
 

Al museo delle cere del Ricordo
imboccate la galleria dei progetti abortiti
il corridoio delle velleità
la scala dei falsi desideri
e poi cadete nella trappola dei rimpianti

potete incidere sui muri
col coltellino ricordo comprato all'entrata
i graffiti del malinteso
Ma
sopra la sala dei Benefici Perduti
il funambolo Amore
dagli occhi bendati
danza sulla corda tesa della felicità solo intravista
della felicità mai più dimenticata
E la musica del suo circo
gira il suo disco rigato consumato estenuato ma rapito
e il disco gira come una luna insanguinata addolorata
radiosa palpitante sorridente soleggiata
meravigliosa meravigliata
Musica del popolo degli uccelli
musica degli uccelli del popolo
Visitatori
non ascoltate senza capirla questa musica
non date solo in prestito l' orecchio a questa musica
a questo rumore
ma offriteglielo in dono
Ve lo renderà un bel giorno
o un altro giorno
centuplicato
la musica del popolo degli uccelli dell' amore.


Jacques Prévert



Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 11, 2006 13:47 ... commenti (7)


mercoledì, 07 giugno 2006
 


Quando senti gli zoccoli..
non pensi per primo alla zebra.

è una questione di disequilibri
tra Rasoi di Ockahm e Rose di Atacama..
nel momento in cui l' alba non sorge
e la notte mischia ben bene i ricordi.
dietro al luna… si raccolgono briciole
delle disperccezioni reali. che la mente ti lascia. 

 

Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 07, 2006 23:47 ... commenti (2)


domenica, 04 giugno 2006
 


proiettile lisciosenza freni inibitori, varcando quelle che sono le porte di
troppi discorsi. senza usare punteggiature.
seducendone i versi. trasudando tutta la spontanea spontaneità
sgusciata in silenzio, di fronte ai miei sorrisi.
io non li ho chiesti. e sono saltati lì ..sulla bocca a mezz' aria.
mentre disegnavo tutte le casualità inattese.
che si trovano in una barca sul mare.
il mare della sicilia d' estate.
salirci a bordo. per aver  trovato un' intesa
dalla matrice diversa dai soliti tratti. 
ubiquitariamente assente.
si metamorfizza. scheletro di spensierata curiosità positiva.
invade senza mezzi invasivi. scivola sul mare.
in senso rostrale idrata acquedotti interni
e colora pareti appena stuccate dalle memorie.
gli engrammi racchiusi sono indecisi. perplessi.
e richiedono gesti che sbucano fuori dal nulla più virtuale possibile.
ti assale la voglia. Come la notte sul giorno.
ti ammanti. di cieli. Di quei sette mari.
ne rubi appena la luce.
e nella testa striato e caudato
non pesano più
rimane
la loro funzione più tonica.


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... giugno 04, 2006 20:22 ... commenti (1)