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sabato, 25 novembre 2006
Non sono un regalo primaverile come Alda Merini.
Non sono di Aprile dorato, financo il labirinto di trabecole ossee.
Sono soffice inverno, da passare con un vin brulè in cui bagnarsi le labbra.
Sono di piccolissimi armonici aghi di ghiaccio, perenni,
per tutti gli sguardi superficiali incontrati.
Quando guardo, i tuoi Bellissimi Occhi
color del mole [ Frida direbbe ] ,
mi sento navigante
che scopre una Terra di una Umanità atopica, la cui geografia
non è descrivibile per mezzo di parole che ami : le mie.
Quando un giorno, mi son soffermato
al di là della punta dei tuoi Iridi incantati incantevoli
li vidi fissi fissi e densi come betulle in un bosco
si son chiesti l' indirizzo del mio continente
e se fosse mai stato abitato da quel paradiso che siamo.
In quel non calare del giorno,
Io non ti ho visto, perché non è dei sensi umani vedere davvero,
Io ho ammirato i poliedrici angoli di un Anima
che per mezzo di un corpo, mi ha dato la possibilità di capire
cosa significa
" quel sorso di cielo ".
mercoledì, 22 novembre 2006
La fiducia aurea, in paterna figura tutta raccolta.
L ' atlantica importanza che non si può concepire
se non la si prova.
E' quello che di più umano
un respiro può darti, poiché si vive
per darle un rifugio solenne, al riparo
da occhi che valgono poco meno di quattro scellini.
Quando invece, decide, di riempire una piazza
traversarti le mani e lo sterno.
Quando fa si che si sganci quell' armatura
dai metalli migliori forgiata.
Quando ne vedi baluginare il diamante più puro,
allora, la mia accoglienza sui palmi
che porto come sacralità di un rosario sposato alle dita
come i grani che scorro, così sono le preghiere più audaci,
sono veglie d' ametista
dal tempo di tutto l' affetto protette,
vicine alla più valorosa di tutte le spade
che un cavaliere possiede o abbia mai posseduto.
L' Investitura più dolce, Titolo
di Nobile Legame.
domenica, 19 novembre 2006
Se soltanto la notte conoscesse
l' incrocio ad occidente, di due anime,
che hanno varcato l'ultimo cielo.
che si reincarnano e amano farlo all' unisono,
eleganti. in ogni afrodisiaco gemito.
Se soltanto il giorno, invece, riuscisse a scoprire
la luce che perde ad oriente,
quando l' irrigazione del suono che emani
quel diapason perfetto sulla mia pelle
germoglia in corolle di invisibili immagini purpuree.
Se l' intero, di questo assurdo.
Nella città, vergine di tramonti sul mare,
vivesse e rivivesse l' aria e le ore
che sul meridiano di addensate passioni
cambiano le coordinate dei passi
di cui non conosciamo i futuri scalini.
Se tutto ciò accadesse.
Se fosse in procinto. o stesse già succedendo.
L' eredità screziata di inosservabile purezza
la riporrei soltanto nelle tue amabilissime mani.
e lì, in meno di ventiquattro rintocchi
non emetterei nemmeno un sussurro.
La verità è in una custodia di cristallo e granato
sul ciglio, dei nostri Nobilissimi occhi.
venerdì, 17 novembre 2006
A LORD ALFRED DOUGLAS
Lunedì sera [29 aprile 1895]
Carcere di S.M., Holloway
Mio carissimo ragazzo,
questo è per assicurarti del mio amore immortale,
eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e
il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore
per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina,
che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelici-
tà e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio
dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la cer-
tezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta
e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo con-
tinuare a vivere in questo mondo, per questa ragione.
Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato
parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi
rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente. Ho
sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero
che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva
infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di
un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto
tutto quello che puoi fare, parti per l' Italia e riconquista
la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu,
con quella grazia così strana. Non esporti all' Inghilterra
per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in
qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi-
mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto
sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo
amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione
e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se
il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore
scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla
tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta
che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e
nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tra-
gedia, è perchè la natura di quell' amore non è stata com-
presa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che
mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere
verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Cre-
do sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga
informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che
quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvoca-
ti possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così
potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti
costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in In-
ghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale.
Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono
stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa
io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che
il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire,
voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche
luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di
farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo
a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale
mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti
i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspetta-
mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo
conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale
Oscar
domenica, 12 novembre 2006
Ho bisogno di silenzio. Tra tutto quello che mi vorrei dire
e quello che non arriva. Ho bisogno di recuperare le forze, alzarmi quel poco di più
elicitando la necessità di sentirmi me. In un angolo giro.
ho bisogni di capire, cosa vuol dire parlarmi. Come, quando, e dove voglio.
perché IO non so cosa significa questo. Già da molto tempo.
e la nonchalance che si accompagna alla pretesa della mia comprensione
rischia di finire nel baratro di giorni interposti.
giorni lontani. Non credevo, ma sono molto lontani.
ed ho pensato di tutto. Ho avuto bisogno di ogni,
come oggi, che avrei bisogno di quello sguardo
avrei bisogno di poterlo afferrare, e invece, e invece, invece…
oggi ho bisogno di stare zitto. Ho bisogno di guidare.
con tutte le mie canzoni. Gridarle cantarle. Fumarle vie dal finestrino che si abbassa.
ho bisogno di una cena. E della lettera di Wilde. Ho bisogno di rileggerla
di vestirmela, di capire fin dove si può scrivere…così…
ho bisogno di capire il rifiuto che mi è salito come la bile
ieri sera in segreto. Ho bisogno di sapere se posso.
ho bisogno di me. Perché io sono qua. Con mani e piedi legati.
con dita serrate e budella aggrovigliate che mi giudicano uno stolto.
perché non ho scelta. Io non ho mai la scelta in questi casi.
io non ho più scelta da tempo. E adesso. Sento.
che ho bisogno di scegliere.
giovedì, 09 novembre 2006
Ricordare. il tuo viso su quel cuscino.
Girasi come la terra o la luna sul guanciale,
e trovarlo. il tuo sguardo. Come per caso.
Come in un incrocio di frasi da dire e gli occhi socchiusi.
No, non dal sonno, ma da tutto quello che il corpo ha contenuto
fino a un attimo prima. Nel momento in cui abbiamo capito
che… “ toccare è toccarsi ”.
I tuoi occhi io li vedo : Non vogliono chiudersi.
Vogliono un appuntamento, e che sia certo, con i miei di occhi stanotte
o domani mattina. Ma vedersi. Ancora. È questo che emanano.
Ricordarsi poi il buio. Nessuna domanda
e nell ‘ oscurità di quel letto privo di conoscenza, la risposta precisa.
“ Puntuale come una stella “ . premurosa. Lenitiva. Che non ti aspettavi.
Risvegliarsi. Su di te. Con te. rannicchiati nel tempo.
pensarlo il tempo migliore.
Memorizzando gli engrammi. Trattenendoli. Perché la paura non vinca .
immaginarli con tutto il traffico che ho in mezzo al cielo.
Così facile averli vissuti. Così raro pensare da protagonista
di ogni emozione, la meraviglia del sentimento di cui non esiste copione.
ma soltanto un tegumento di velluti rubizzi.
Io cerco la notte vocaboli, per non contenere, non definire, per travolgerci…
E quest’ isola è tutta un richiamo, che dalla fornace di saette divine, permette
il legame all’eleganza epocale di una nobiltà, diramata sotto i tuoi piedi,
racchiusa in un’ antica conca dorata.
Il mare è diverso, ma il contatto..
e quell’ incessante probabilità nella testa
di quel blu in mezzo a Taormina
di quel Modì colorato fuori programma,
e di mille altri imprevisti di ametista e granato.
Mi dici tu,
se non sia, già solo questo,
dermatoglifo eterno
in cui, distinguo una traccia,
un vestito, un profumo, un sentiero,
un giardino….
dove coltivo,
tutto il prezioso che c’è…
per tutto l’amore che posso….
lunedì, 06 novembre 2006
perdere la mia capacità di decidere.
perderla perché gli appigli hanno lancette diverse
da quelle che sono abituato a misurare sotto le membra.
Perdere la capacità, che qualcosa qui va conquistato.
che non è solo messo lì, in mezzo a tutto quel sentimento.
non è così certo. non è protetto dai santi di tutte le notti passate.
è fragile. come l' orgoglio che sto calpestando da 2 settimane.
e vuole rifarsi. vuole essere ago. vuole capire se può. vuole decidere
che se l' aria a pressioni diverse entra nel corpo.
quella pressione, per quanto vitale, deve anche venire da me.
e quel puzzle di insicurezza in cui mi sto trasformando,
ha una radice, che non intacca quello che sono o
quello che so di poter avere,
ha un innesto preciso, a livello di tutto ciò
che so che non sai come si da a persone,
che hanno Chagall dietro gl' occhi.
domenica, 05 novembre 2006
Fare arrendere l' anima.
per l' ottundimento di una emozione cresciuta,
nella riservata amorevolezza di acque diverse.
La traversata che non sfianca
in cui desiderio e oblio
sono correnti a pelo del bagnato di voglie
che hai sulle labbra. berne. poi.
con gl' occhi sciolti, ogni timida goccia.
Saperne parlare... non è poi cos' semplice.
ma queste parole, risalgono la corrente
con tutto il coraggio che ha un incontro. come il nostro.
è la notte che si libera di ogni prossima alba
e dispiega i suoi sogni. nelle tue mani...
incolpevoli, incontenibili estroflessioni
di sublime oppio per l' anima.
egocentrica alma che non sa essere
spettatrice silente, di un mondo che abbiamo
inventato / scoperto / abitato /
stimolo di un' alleanza di abbracci, vincono il cielo!
Si la sciano le nuvole, e coprirsi poi, di nuvole,
senza farsi vedere.
Anche la luce ha un suo occhio, ciclopico.
Che nel sole di tutti i soli che ho visto,
perde la loquacità delle ombre
instillate di suggestive incoscienze e incantesimi.
Padroni del solo dono
di devastanti bellezze, oltre la storia,
che ogni anima
porterà nel suo corpo : gestante d' amore.
venerdì, 03 novembre 2006
Mi siedo sugli scalini di questa scala
che è questo giorno. Accolto negli occhi
verdissimi di N. che illumina tutti i sorrisi
che al momento trattengo... spezzati.
Guardo le sue foto, le guardo e le riguardo,
perché io lo scrivo questo mondo, lei, lo vede.
Sostanza del caso la corrispondenza delle mie dita
sui manoscritti di luce che dalla torre riflessa di Ustica,
ti porta alle orme, dense, che ti traversano nelle Gole dell Alcantara
e ti fanno navigare su un battello, dentro una tazza, a Parigi.
E lei è l' importanza dell' umiltà, di essere inconsapevolmente
attrice scrittrice di quelle " visioni più mirabili " che vorrei raccontare.
Avendo e trovando spazio sotto la sclerosi di questo universo
espanso in espansione. che è sensazione pungente. al momento.
dentro lo stomaco. ed è ironico. ironico dire dire dire.
e vedere le mani astanti, come ignoranti,
come analfabete di me. Smetterò di inquisire. Ultimerò
il processo e mi assolverò. Mi renderò libero, perché decreterò
non la tua insanità, o la preterintenzionalità, ma solo la tua innocenza di
non avere mai incontrato qualcuno come me.
Licenzierò un po' di personale emotivo in esubero,
che non serve se so che non sa lavorare la neve con me.
e farò un piano più economico, e reale,
che non mi apparterrà più da tempo. ma sarà libero.
libero di accettare che questo è il plateau di come sai stare
vicino, a quei " due alberelli folli ",
che sono il verde, di questi occhi.
mercoledì, 01 novembre 2006
in parte sapevo che sarebbe andata così.
non che ne fossi certo. ma intuivo che era una probabilità
poco asintotica della campana di Gauss.
il fatto è che per quanto si possa per una volta,
proprio perché non ho nulla da perdere, fornire anche i mezzi
foglietto d' istruzioni, assicurazione sanitaria ai deliri,
e chi più ne ha più ne metta... si può anche non recepire.
L' ho messo nel conto, lo giuro. ma ti piega lo stesso.
e a quel punto io non so più cosa dire. fino a quando
non darò ancora parole. resterà il mio sorriso. quello di circostanza
con cui circondo Chi non ha molto da darmi.
A quel punto, sarà stata anche colpa mia
e me ne farò carico di avere eretto,
muraglie cinesi di " niente da dire ".
solo che internamente, sono comunque un sporco
contrabbandiere di incanti. e spero sempre che qualcuno
da quella parte del muro, veda la crepa
veda il mattone messo male che ho lasciato
appositamente, e faccia una breccia oltre i miei orgogli
di mere paure.
O.T. per un anonimo speciale che capirà, vorrei davvero che m' insegnassi
il tempo in cui un uomo si basterà, come mi hai scritto una volta,
perchè qui è tutto così privo di tempo, che tra un respiro e l'altro
i minuti dentro le ore saranno la cosa più preziosa
che mi rimarrà da amministrare.
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