|
giovedì, 28 giugno 2007
La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l'impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi incontrata
Soltanto
non sarebbe
la mia vita.
Erich Fried
dietro un acquerello. Soltanto dietro un acquerello.
tutti i miei desideri.
sabato, 16 giugno 2007
Esattamente come la città di Zora
le tue pupille posseggono il dono sapiente
di fermarsi nella memoria punto per punto. Senza cancellarsi.
I tuoi sogni sono a Fedora, non come metropoli di pietra grigia,
appena tagliata, ma come palazzi in cui dentro custodisci delle sfere
e nelle sfere riemergono città azzurre come modelli
del mondo che abiterai e che vorrai farmi abitare.
Esistono due modi per raggiungerli come a Despina, dal violabile
all’inviolabile così tu mi raggiungi. Così io ti raggiungo.
Perché c’è un mondo sotterraneo, falde, sotto la vegetazione splendente
immerso in un lago nero : il lago di Isaura. Noi non possiamo parlarne
ma possiamo ascoltarne il lamento. E nel brusio di quel fiato
che sono paure che sono incertezze, possiamo scavare mille e più pozzi
e prosciugarne la fonte. Vorrei passeggiare con te lungo i viali di Moriana,
nella sua parte più bella, le ville di vetro come gli acquari con i lampadari a medusa.
Ma li ti terrei per un giro terrestre, nulla di più.
TI ho sognato a Zobeide, come i sogni di tutti quelli che li hanno
abitato, ma non eri donna né luna né uomo. Eri Anima.
E da li la forma che ho dato a questa città da sveglio
pur rimanendo nel sogno. Pur relegando le dita intrecciate soltanto alle tue.
Nemmeno ad Ipazia sapesti tacere la curiosità che ti cifra.
Chiedesti delle suicide nel mare e dei granchi,
mi guardasti con quel linguaggio che in questa città
nessuno può eguagliare. anche se è un inganno
sapere che non si decifra del tutto.
Armilla ci travolse e ti travolse.. pensasti ai suoi tubi
soltanto al panegirico di tubi che dalla mente ai tuoi occhi
portavano Nàiadi e Nereidi su su per le docce o le vasche
sospese, come lasciate, o mai costruite. Ma è stato
a Zaira che ti ho dato il primo bacio, nel letto delle parole,
la città degli alti bastioni, delle scale, delle relazioni tra le misure
e il suo spazio. Zaira non contiene tutto il passato di Zaira.
Come Noi non conteniamo ancora tutto il nostro.
Si osserva in questa città ogni tempo,
come le linee d’una mano. Io lo vedo scritto il nostro caso
che si è tramutato in destino. Scritto negli spigoli delle vie,
negli scorrimano delle scale, tra le svirgolature
del sogno divenuto reale. tra le mie labbra
che pronunciano un nome l’unico che abbia deciso
che sia regnante di tutte le città invisibili che abiteremo. Il TUO.
mercoledì, 13 giugno 2007
primariamente la luce.
primariamente la vita.
dedicarti. viziarti. e poi stralunarti.
primariamente i tuoi sincronismi.
primariamente il contatto.
metope. triglifi. di estetica rara.
primariamente fino all'eterno.
primariamente ab initio.
spazio. spazio. spazio.
elefantiaco. tuo. mio.
sabato, 09 giugno 2007
La musica di Chopin
la sua musica - sopra il cielo -
avresti detto guardandomi.
avresti sospirato che sono corde tese, più in cima di un tendine
allineato all'orchestra del mattino
su tutte le albe.
(Desiderasti lasciare che mi risvegliassero tutte insieme le note)
Non eri un segreto
perfino l'odore del caffè lo capì
specchiandosi nei tuoi laconici occhi.
Sapevo di quei manufatti di sguardi
inviolabili nel sentimento,
templi preziosi sacri agli dei
nella più rara Bisanzio
in cui il vento di Istambul
ti afferra le labbra
senza lasciarle sguarnite di un
singolo bacio.
(desiderasti che quell'odore non si allontanasse)
Io l'ho sentito
quel profumo di un Giardino d'Aranci mai osservato.
Io ti ho scrutato
dietro le mura antiche di pietra
dalle ogive ai suoi archi rampanti
fotografare...scrivere
in un taccuino tutto me stesso,
inondante
spiazzante
Anima impazzita
che zampilla
divampa
si spande nel mattino perfetto che non finisce.
Non chiede benedizioni
mette a soqquadro le mimesi d'amore che incontra
rendendo giustizia
la più pura
di un atto d'Amore fine
e finemente concepito : NOI.
sabato, 02 giugno 2007
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà;
se ce n'è uno, è quello che è gia qui, l'inferno che
abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due
modi ci sono per non soffrirne. IL primo riesce facile
a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto
di non vederlo più. Il secondo è più rischioso ed esige
attenzione e apprendimento continui: cercare e saper
riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e
farlo durare, e dargli spazio.
ITALO CALVINO - Le città invisibili
Penso che devo a G. un grazie senza misure.
Penso che ho visto la seconda. e penso che la farò durare.
|
|